AstroSamantha

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L’ho sempre detto: mai innamorarsi di un’astronauta. Specialmente quando lei è in orbita a 400 km di altitudine e viaggia a 27700 km/h.
È come innamorarsi di un proiettile sparato tra le stelle.
Ora la domanda è: salgo su io o aspetto che scenda giù lei, per provarci?

I.

La Corsa, Il Topocane E La Lezione Di Vita

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Stamattina sul presto sono lì che sto correndo insieme a Milo, con il mio bel look da talebano dell’ANAS, quando passiamo davanti a una casa e becchiamo il feroce topocane di famiglia in libertà provvisoria: è appena fuori dal cortile dove trascorre, rinchiuso per ragioni di pubblica sicurezza, ventitre ore e cinquanta minuti al giorno.

Avete presente il genere, no? Cane a ingombro ridottissimo, con le zampe più corte delle orecchie, perennemente incarognito, che squittisce anziché abbaiare e, quando squittisce, rimbalza. Iep iep iep. Un topocane, appunto.

Milo trotterella tranquillo qualche metro davanti a me e si fa i cazzi suoi alla grande. Sta perfino sulla destra della carreggiata, dalla parte opposta rispetto alla casa, perché lui, pur essendo un cane da cross, è omologato anche per il transito su strada. Eppure, all’improvviso, il piccolo bastardo lo punta e attacca: fa un ringhietto che sembra il colpo di tosse di una checca e cerca di morderlo sul collo per tre volte. Milo, da gran signore (vabbé, signor cane) qual è, non reagisce e tira dritto. Secondo me, manco se n’è accorto: gli effetti del morso di un topocane su un cane vero (prego notare la sottile ironia di quest’ultima affermazione), cinque volte più grosso di lui, sono a malapena paragonabili al pizzicotto di un bimbo. Senza considerare che Milo, intorno al collo, ha una ciambella di pelo invernale che nemmerno una motosega riuscirebbe ad attraversare: figurarsi quella specie di pinzetta ambulante. Proprio lì nella ciambella, poi, vivono tre pulci, che Milo chiama le ragazze e che non vuole che gli levi, perché ci ha fatto amicizia: bene, controllo sùbito e il pizzicotto non le ha neppure svegliate. (È ancora presto, sapete.)

Ammetto che il mio istinto iniziale è quello di rifilare all’aggeggio peloso un bel calcio in culo e fargli provare l’ebbrezza del volo. Per quel che pesa, non avrei problemi a mandarlo ad atterrare in un’altra provincia. E non me ne vogliano gli animalisti. Soprattutto gli animalisti cattolici, che zittirei all’istante giocandomi senza ritegno la carta Pugno di Papa Francesco.

Comunque non arriva nessun calcio in culo. Intanto perché Milo mi dà il buon esempio: a lui interessa correre, mica perdere tempo con quella ciabatta, e non si ferma. E poi perché sento le endorfine in circolo, che mi fanno stare bene e mi ispirano ragionamenti alati.

Tipo questo.
“Finiti i suoi dieci minuti d’aria (e di ordinaria follia), il topocane tornerà, per ovvi motivi, agli arresti domiciliari. Invece Milo il Buono continuerà a correre libero e felice per un’altra ora. Dopodiché, certo, dovrà rientrare anche lui nel suo recinto: che, per la cronaca, è una graziosisssssima rete verde scuro sostenuta da pali in castagno che circonda un prato di trecento metri quadrati. Da lì uscirà altre due volte, in giornata: ai suoi pasti devono infatti seguire, per contratto, ampie e approfondite perlustrazioni in solitaria del bosco vicino a casa. Che durano sempre un po’ troppo, per i miei gusti: devo decidermi a parlarne con il sindacato. Oggi pomeriggio, poi, gli toccherà anche una scampagnata extra: la missione di supporto logistico e psicologico (leggi: andrà a far compagnia) a mio padre, che in questo periodo viene spesso a far legna qui intorno e non sia mai che lo lasci una volta tranquillo a riposare. Nota finale: attività più, attività meno, questa sarà la giornata tipo di Milo anche domani, dopodomani e neisecolideisecoliamen.”

Insomma, qual è la lezione di vita che la mia storiella vorrebbe suggerire? Eccola: non vale la pena di prendere a calci in culo gli stronzetti ringhianti che provano a mordere il tuo cane quando corri. E il tuo cane qui può rappresentare tante cose: la vita che ti sei costruito, il sogno in cui credi, l’impresa a cui ti stai preparando, una parte di te, una persona a cui tieni. O magari è proprio soltanto il tuo cane, che cavolo. Se poi addirittura quegli stronzetti neanche arrivano alla sua altezza e non riescono a fargli un graffio che sia uno, allora vadano pure a farsi fottere. Mentre tu riprendi a correre e vai avanti, loro rientrano nelle gabbie.

Il punto è che il calcio in culo glielo sta già dando la vita.

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I.