Stanno Tutti Bene

Sono trascorsi circa tre mesi dai lavori di semina e trapianto (vd. “Orto On”) e l’orto è ormai in piena fase produttiva.
Ah, la mia creatura!

L’abbondanza di questi giorni è un vero e proprio inno alla vita, alla ricchezza della natura, ai frutti del lavoro della terra.

Questo è il raccolto di giornata:

C’è anche il raccolto di patate che avevo seminato in un altro terreno poco distante. (Le poche patate “simboliche” che ho piantato nell’orto, invece, le raccoglierò soltanto tra alcune settimane).

Insomma: stanno tutti bene! Anzi, quasi tutti, perché si registrano anche alcune, inevitabili perdite: una pianta di melanzane (su cinque) è seccata perché distrutta nelle radici da qualche simpatica – sgrunt! – bestiola; due piante di pomodoro (su sette) sono state debilitate da malattie o parassiti, che ne hanno limitato la produzione.
Nel complesso, comunque, l’annata è più che buona.

Gli ortaggi che riesco a mangiare appena raccolti sono solo una piccola parte: gli altri, per quanto possibile, li surgelo, li faccio essiccare o li utilizzo per preparare conserve, così da consumarli poi in seguito.

Al di là di ogni altra considerazione, è impressionante il contributo che un orto, anche piccolo, può dare al nostro sostentamento alimentare: in termini di quantità e, con gli opportuni accorgimenti, di qualità dei prodotti che offre. E sono convinto che proprio l’orto, di qualunque tipo o dimensione esso sia, possa essere uno strumento molto utile per resistere e, addirittura, per reagire alla deriva economica che questa parte di mondo sta subendo.

Però adesso basta con i pistolotti agri-sociali: è ora di pranzo. Il piatto del giorno saranno gli spaghetti, cotti al dente, conditi con un soffritto autoprodotto di cipolle, pomodori e basilico, e impolverati con formaggio grana. Un classico, semplicissimo da cucinare e buono da far svenire. Perfino se ai fornelli c’è un cuoco impedito come me.


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Orto On

Il mio orto si trova in una zona pre-montana, a un’altitudine di circa seicento metri, e non è riparato da una serra: per questo comincio sempre i lavori di coltivazione a primavera inoltrata. Quest’anno, a causa del freddo prolungato e delle piogge abbondanti, i lavori sono iniziati addirittura a primavera molto inoltrata, con un ritardo di almeno due settimane rispetto alla norma. Così sia. D’altra parte, tutto ciò che faccio lo faccio da sempre in ritardo. Almeno, stavolta, il ritardo non è dipeso da me.
E l’orto è comunque entrato in azione!

La preparazione del terreno è cominciata nella prima settimana di maggio, con le operazioni di vangatura, concimazione e livellamento delle zolle, nonché con lo scorticamento delle mie povere mani contro i manici della vanga, del tridente e del rastrello.

Nei giorni successivi ho acquistato semi e piantine: l’orto impacchettato.

Tengo a precisare che le tre (!) patate sono solo una rappresentanza simbolica: ne ho seminato in gran quantità in un altro terreno; queste si trovano qui solo per una questione affettiva.

Poi ho eseguito i trapianti e le semine.

Per quanto riguarda le semine, ho tenuto conto delle fasi lunari, come da lunga tradizione contadina che mi è stata tramandata e a cui mi piace adeguarmi. Quindi ho seminato in due riprese: patate e carote in luna vecchia, fagioli e fagiolini in luna nuova.

Ho anche piazzato i supporti di bambù, la rete anti-grandine e alcuni recipienti che serviranno per raccogliere sassi, erbacce, residui di potatura e simili.

Gli asparagi e le piante aromatiche sono abitué del luogo già dagli anni passati.

Infine ho messo in funzione un piccolo impianto di raccolta dell’acqua piovana per l’irrigazione, da me progettato: è costituito da una cisterna (recuperata), da un ombrello rovesciato, forato e fissato in corrispondenza del bocchettone superiore della cisterna, da un rubinetto e da un tubo di gomma.

Siccome l’acqua è preziosa, l’impianto è tenuto sotto stretta e costante sorveglianza da Milo.
Degno di nota è il colore dell’ombrello, che fa pendant con l’albero di prunus lì vicino: un tocco estetico di un certo pregio, mi pare.

Quante volte mi sono sentito dire: braccia rubate all’agricoltura… Bene: sono qui per restituirle!