Silenzio Cosmico

    L’idea era questa: vivere le cose senza raccontarle. Almeno per un po’. Perché il racconto è elaborazione, mentre a me interessava soltanto esserci, nei miei momenti.
    Poi la gente ha cominciato a fermarmi per strada e a farmi domande strane. Sei ancora vivo? Tié. Va tutto bene? Una favola. Come mai non succede più niente nella tua vita? Ma vaffanculo.
    Ho pensato che tutto ciò meritasse una riflessione. Così ho riflettuto. Poi mi sono distratto a fissare un insetto che girava in tondo sul pavimento. E girava. E girava. E si è fatta ora di cena. Dopo cena sono tornato a fissare l’insetto. Che continuava a girare. E a girare. E, com’è come non è, addio riflessione.
    Comunque il motivo per cui mi ritrovo qui è un altro: mi mancava la traccia di parole e immagini che avevo lasciato su queste pagine.
    Traccia che, inoltre, mi tornerà utile quando sarò vecchio e rincoglionito e non mi ricorderò neanche più su quale pianeta vivo. Allora l’infermiera robot materializzerà un computer a ologrammi, aprirà il mio blog ed io riuscirò in qualche modo a rivivere l’età gloriosa in cui ancora sapevo come si usa una forchetta e non mi pisciavo sulle scarpe.
    Ecco: non voglio che manchino poi dei pezzi fondamentali a quel viaggio nel tempo made in INPS. Anche perché un buco nero di due anni nel mio passato potrebbe mandarmi in tilt: penserei a un rapimento, lo collegherei alle apparizioni mistiche di cui scrivevo nell’ultimo articolo prima di scomparire, mi fisserei sulla punizione divina. E finirei per fare ben di peggio che pisciarmi sulle scarpe.
    Riprendo la traccia, quindi. Non è la prima volta che ciò accade, su questo blog, e forse non sarà l’ultima. (La mia stessa vita è piena di interruzioni: studi universitari e linea fissa della Telecom, giusto per dirne un paio.) E farò anche di più: proverò a rievocare i principali pezzi mancanti della storia. Per la serie: Arretrati. Prossimamente su questi schermi.
    Perché di cose interessanti, in questo periodo di Silenzio Cosmico, me ne sono successe eccome. (Hai capito, tu che mi fermavi per strada?)
    La più interessante e importante di tutte è che una bestiolina è entrata a far parte della mia vita: si chiama Paoletta e sentirete spesso parlare di lei, da queste parti, d’ora in avanti.

Paoletta in una foto ufficiale

    Poi ci sono i viaggi in bici, le invasioni barbariche di indifese città europee, un secondo lavoro piuttosto particolare iniziato da poco.
    Tutto questo proverò a recuperarlo e raccontarlo. E proprio il recupero è la parte che più mi preoccupa. Se la mia memoria di patata tanto quanto funzionicchia quando la imposto su stamattina, ieri e l’altroieri, già su la settimana scorsa comincia a produrre un sinistro rumore di frittura. Su il mese scorso, poi, il rumore diventa quello di una lamiera che raschia sull’asfalto. Quando la punterò su un anno e mezzo fa, per andare a snidare il più remoto di questi ricordi, prevedo un’esplosione.
    Comunque sia, qualcosa tirerò fuori. Sperando che non siano brandelli fumanti del mio cervello.

    A presto!

    PS
    Grazie Paoletta per avermi spinto a ritornare qui. E per essere la mia lettrice più appassionata.

    PPS
    Finalmente Livio e Claudio, che si sono iscritti al blog nel bel mezzo del Silenzio Cosmico, ricevono la prima ricompensa per il loro generoso e apprezzatissimo gesto. (Che poi il silenzio fosse meglio delle cose che ho scritto, beh: questo è un altro discorso.)

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La Corsa, Il Topocane E La Lezione Di Vita

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Stamattina sul presto sono lì che sto correndo insieme a Milo, con il mio bel look da talebano dell’ANAS, quando passiamo davanti a una casa e becchiamo il feroce topocane di famiglia in libertà provvisoria: è appena fuori dal cortile dove trascorre, rinchiuso per ragioni di pubblica sicurezza, ventitre ore e cinquanta minuti al giorno.

Avete presente il genere, no? Cane a ingombro ridottissimo, con le zampe più corte delle orecchie, perennemente incarognito, che squittisce anziché abbaiare e, quando squittisce, rimbalza. Iep iep iep. Un topocane, appunto.

Milo trotterella tranquillo qualche metro davanti a me e si fa i cazzi suoi alla grande. Sta perfino sulla destra della carreggiata, dalla parte opposta rispetto alla casa, perché lui, pur essendo un cane da cross, è omologato anche per il transito su strada. Eppure, all’improvviso, il piccolo bastardo lo punta e attacca: fa un ringhietto che sembra il colpo di tosse di una checca e cerca di morderlo sul collo per tre volte. Milo, da gran signore (vabbé, signor cane) qual è, non reagisce e tira dritto. Secondo me, manco se n’è accorto: gli effetti del morso di un topocane su un cane vero (prego notare la sottile ironia di quest’ultima affermazione), cinque volte più grosso di lui, sono a malapena paragonabili al pizzicotto di un bimbo. Senza considerare che Milo, intorno al collo, ha una ciambella di pelo invernale che nemmerno una motosega riuscirebbe ad attraversare: figurarsi quella specie di pinzetta ambulante. Proprio lì nella ciambella, poi, vivono tre pulci, che Milo chiama le ragazze e che non vuole che gli levi, perché ci ha fatto amicizia: bene, controllo sùbito e il pizzicotto non le ha neppure svegliate. (È ancora presto, sapete.)

Ammetto che il mio istinto iniziale è quello di rifilare all’aggeggio peloso un bel calcio in culo e fargli provare l’ebbrezza del volo. Per quel che pesa, non avrei problemi a mandarlo ad atterrare in un’altra provincia. E non me ne vogliano gli animalisti. Soprattutto gli animalisti cattolici, che zittirei all’istante giocandomi senza ritegno la carta Pugno di Papa Francesco.

Comunque non arriva nessun calcio in culo. Intanto perché Milo mi dà il buon esempio: a lui interessa correre, mica perdere tempo con quella ciabatta, e non si ferma. E poi perché sento le endorfine in circolo, che mi fanno stare bene e mi ispirano ragionamenti alati.

Tipo questo.
“Finiti i suoi dieci minuti d’aria (e di ordinaria follia), il topocane tornerà, per ovvi motivi, agli arresti domiciliari. Invece Milo il Buono continuerà a correre libero e felice per un’altra ora. Dopodiché, certo, dovrà rientrare anche lui nel suo recinto: che, per la cronaca, è una graziosisssssima rete verde scuro sostenuta da pali in castagno che circonda un prato di trecento metri quadrati. Da lì uscirà altre due volte, in giornata: ai suoi pasti devono infatti seguire, per contratto, ampie e approfondite perlustrazioni in solitaria del bosco vicino a casa. Che durano sempre un po’ troppo, per i miei gusti: devo decidermi a parlarne con il sindacato. Oggi pomeriggio, poi, gli toccherà anche una scampagnata extra: la missione di supporto logistico e psicologico (leggi: andrà a far compagnia) a mio padre, che in questo periodo viene spesso a far legna qui intorno e non sia mai che lo lasci una volta tranquillo a riposare. Nota finale: attività più, attività meno, questa sarà la giornata tipo di Milo anche domani, dopodomani e neisecolideisecoliamen.”

Insomma, qual è la lezione di vita che la mia storiella vorrebbe suggerire? Eccola: non vale la pena di prendere a calci in culo gli stronzetti ringhianti che provano a mordere il tuo cane quando corri. E il tuo cane qui può rappresentare tante cose: la vita che ti sei costruito, il sogno in cui credi, l’impresa a cui ti stai preparando, una parte di te, una persona a cui tieni. O magari è proprio soltanto il tuo cane, che cavolo. Se poi addirittura quegli stronzetti neanche arrivano alla sua altezza e non riescono a fargli un graffio che sia uno, allora vadano pure a farsi fottere. Mentre tu riprendi a correre e vai avanti, loro rientrano nelle gabbie.

Il punto è che il calcio in culo glielo sta già dando la vita.

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I.

Educazione Sentimentale

Educazione Sentimentale - Immagine 1
    E niente: sto basando la mia educazione sentimentale su una serie tv.
    Degli anni 90. (Quando si dice essere sul pezzo.)
    Americana. (Io che vivo in Piemonte. E per di più in un bosco.)
    In lingua originale. (E vabbè: ci saranno i sottotitoli.)
    Senza sottotitoli. (Shit! Ehm… cos’avranno detto?)
    Con le finte risate registrate. (Che è come avere un gatto che si fa le unghie sui miei maroni timpani.)
    Eppure questa storia d’amore tra la hippie matta come un cavallo, nonché sensibile e bona assai, e l’avvocato precisino mi sta insegnando cose che voi umani non potete neanche immaginare. (Ecco: come se non bastasse Dharma & Greg, ora ci si mette pure Blade Runner a fare la giostra nella mia testa.)

    È arrivato il momento di preoccuparmi.

    PS
    Educazione sentimentale a 38 anni suonati? Qualcuno mi aiuti.


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