Chi Cerca Altro

Tutto è in vendita, tranne ciò che non ha un prezzo.
È stato questo il primo pensiero della mia giornata, stamattina, appena sveglio. Solo un effetto collaterale della pizza ai peperoni con cipolle che mi sono scofanato ieri sera? No, non solo.
C’è una consapevolezza che mi si sta cucendo addosso, come un abito troppo stretto: più si crede in un ideale, più è difficile portarlo avanti all’interno di un sistema non strutturato per supportarlo.
Non è forse questa una società basata sul principio dell’acquisto? Lì i prodotti, là chi consuma, in mezzo il denaro: eccoli, gli elementi fondamentali dell’equazione dei tempi moderni. Lo slogan di un’esistenza-tipo nella nostra epoca cosiddetta “civilizzata” potrebbe essere: vivi per poter pagare e vivi di quel che hai pagato.
Chi cerca altro, cerchi altrove.
E così sia. A me va benissimo. Purché io abbia forza e capacità sufficienti per affrontare la fatica supplementare di percorrere fino in fondo la mia strada, che passa lontano.

Ci sono domande che ognuno di noi dovrebbe porsi. Io l’ho fatto. È nato prima l’uovo o la gallina? Siamo soli nell’universo? Di cosa ho davvero bisogno per vivere?
Ok, ok: le prime due non c’entrano niente con questo argomento. E comunque sono domande a cui si può rispondere solo da ubriachi: al limite, ci si trova in birreria e se ne discute lì.
La terza, invece, è fondamentale. È la domanda da un milione di dollari. (E ti pareva… in listino pure quella.)
Ebbene, se la mia risposta avesse a che fare con tecno-aggeggi vari, marche straconosciute, divertimentifici (nota bene: non divertimenti) reali e virtuali, potrei ben dire di trovarmi nel posto giusto al momento giusto: quella è tutta roba in vendita; basta allungare la manina con i soldi, purché ce ne siano, e prendere ciò che si desidera! Mica per niente il mondo è strapieno di cose da acquistare e di persone che le acquistano.
Invece la mia risposta riguarda un altro livello, più sostanziale, ed ha a che fare soprattutto con elementi non commerciabili: elementi che non si ottengono attraverso il semplice acquisto, o comunque non solo attraverso esso, e che perciò si devono di volta in volta ricercare, studiare, creare o ricreare, scambiare, intuire, raggiungere, immaginare, sperimentare. Si devono vivere, insomma. In questo sta la loro essenza.
E non ho scelta: devo per forza andare oltre, per ottenere ciò che voglio. Oltre il modello economico e sociale tradizionale. Oltre i preconcetti e l’ostilità di chi vede nelle scelte alternative solo sintomi di disadattamento. Oltre le paure e le incertezze che spesso accompagnano chi si avvia su un percorso nuovo, privo di riferimenti. D’altra parte, considererei limitante una vita incentrata su elementi acquistati, anziché acquisiti, come se fosse un menu à la carte.
Poi, quando arriva un risultato, l’esito positivo è tanto più esaltante proprio perché lo si è ottenuto così, nonostante tutto. (E merita sempre almeno un brindisi: anche per questo ci si potrebbe trovare in birreria, eventualmente.)

Ci sono cose che hanno un valore che non è il loro costo. Per tutto il resto c’è MasterCa*d.

(E stasera, a cena, un’insalata leggera leggera.)


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