Sono Vegano E Nessuno Mi Vuole Bene

Tempo di lettura: 13 min

[L’articolo letto da me: ▶️ Abbiate pietà.]

I loro sguardi si sono fatti fissi e indagatori, mentre mi scrutano con occhi a fessura.
Le labbra sono tirate in una smorfia a metà tra il sorrisino di compassione e il ti prenderei a mazzate con un salame stagionato.
E fumetti giganti con la scritta COGL**NE appaiono sopra le loro teste. Pop. Pop. Pop pop pop.
Neanche avessi confessato di essere uno stupratore seriale. O un elettore superstite del PD.

No no. È che, al ristorante, ho appena rifiutato di ordinare un arrosto di spalla di manzo in salsa di maionese di uova di struzzo e burro fuso di latte di gnu. O qualcosa del genere. E al mio vicino di posto che mi chiedeva il perché, ho sciaguratamente detto la verità. Mi sarei potuto inventare qualcosa, tipo che lo gnu mi si ripropone o che mi ero già lavato i denti o che avevo visto il cuoco con un dito nel naso. Invece ho risposto che sono vegano. È a quel punto che lui, i compagni di tavolo, i clienti dei tavoli vicini, i camerieri e perfino la tizia che passava di lì per andare in bagno si sono ingrugniti.

A proposito: devo dire che questa è una scena a cui sto cominciando a fare l’abitudine.
“Grigliata?”
“No, grazie.”
“Perché?”
“Sono vegano.”
Sguardo, smorfia, fumetto.
“Pizza?”
“Senza mozzarella.”
“Perché?”
“Sono vegano.”
Sguardo, smorfia, fumetto.
“Andiamo a caccia?”
Vabbé, lì scatta la rissa.

Ancora più interessante e, per certi versi, più spassoso, è quello che succede dopo la prima reazione d’istinto, quando chi ho di fronte, superata la sorpresa iniziale, rimette insieme i lineamenti facciali e comincia a ragionare sulla mia insana, deprecabile e inconcepibile scelta di vita.
Insomma: è mai possibile che esistano davvero persone come me, che decidono di vivere in modo tale da non causare sofferenze atroci e morte ad animali innocenti e indifesi? E che, così facendo, cercano di ridurre al minimo il loro impatto sulla devastazione dell’ambiente, provocata in gran parte proprio dagli allevamenti intensivi e dall’agricoltura e dall’industria ad essi connesse? Ah, signora mia! Dove andremo a finire?
Ecco: è qui che ciascuno ci mette davvero del suo nello sforzo di dimostrarmi quanto sono stronzo. Ogni tipo umano ha il proprio metodo e il proprio stile, in cui dà il peggio meglio di sé.

Il Catatonico. È il tipo che non ti dice una parola che sia una: non un commento, non una domanda, non una critica, non un apprezzamento, non un insulto, non una battuta. Non un d’altra parte è così né un ma pensa un po’ né un eeeeeh già. Nemmeno un colpetto di tosse imbarazzato o un sospiro di esasperazione o un rutto di sfida. Niente di niente. Evita perfino il contatto visivo. La sua espressione è inerte. E tu ti chiedi cosa lo spinga a comportarsi così. Lo shock post-traumatico in seguito alla rivelazione? Il terrore che lo inviti a cena a casa tua? Un profondo disprezzo per chiunque non frequenti una salumeria? Il puro e semplice fatto che non gli potrebbe fregare di meno di quel che fai e che ti ritiene un essere così insignificante da non meritare la benché minima considerazione? O magari quel giorno indossa mutande troppo strette? Chissà.
E tu vorresti avere un sedano e cominciare a sgranocchiarlo. Così, per provocazione.
A volte può anche succedere che, quando cominciavi a pensare che il Catatonico fosse entrato in coma da veganite, quello si riattivi all’improvviso e dica qualcosa. Ma lo fa solo per cambiare clamorosamente discorso. “Con Ronaldo vinciamo la Champions“. Eh già. O per dire “Me ne vado”. Vai, vai. Lo so io dove devi andare.

L’Aggressivo. Non hai ancora finito di dire vegano che quello già ti ha mandato a farti fottere, ha sputato per terra, ha urlato fedeltà eterna alla Sacra Bistecca, ti ha augurato la peggior morte e se n’è andato smadonnando, probabilmente a macellarsi il prossimo pasto. Con chi ha i trigliceridi alti al posto dei neuroni, non c’è molto da dire o fare. La tentazione sarebbe di inseguirlo e offrigli una sgranocchiata di sedano, ammesso che uno abbia questo sfrenato desiderio di raccogliere per terra i propri denti almeno una volta nella vita.

Il Proteinomane. Avvertenza: nel giro di noi ruminanti, quelli che vengono a scassarci le noci al grido di “ma come fai con le proteine?” sono ormai una barzelletta. Ci facciamo le magliette e le tazze con su quella frase lì. Perché ogni categoria di frutta, di ortaggio, di legume, di cereale e di tubero contiene proteine. Replicare a un’osservazione del genere è davvero troppo facile e, a dire il vero, nemmeno divertente. Come fare gol a porta vuota mentre il portiere sta sparando cazzate alla sagra della porchetta. È molto meglio sgranocchiarsi il sedano, con i suoi 0,7 grammi di proteine ogni 100.

Il MaCheTristezza. “Sei vegano? Ma che tristezza!” Oppure la variante esistenziale: “Che vita triste dev’essere la tua!”. Più che una frase, un estrattore di vaffanculo. Insomma: proprio questa gente qua, convinta che la bellezza della vita stia in una braciola o in una mozzarella, viene a dire a me che la mia vita è triste? Pfff. La mia vita non è triste per niente. (A parte quando mi tocca ascoltare stronzate del genere.) Intanto perché questa scelta, che è una scelta di compassione e di rispetto, tra le altre cose, e non l’effetto di chissà quale strambismo da stroncare con le argomentazioni più assurde, mi fa sentire una persona migliore, in armonia. Cosa che per loro non significherà niente, ma che per me fa tutta la differenza del mondo. Poi perché i benefìci sulla mia salute sono tali che non tornerei indietro per tutto il Grana del mondo. E infine perché quel che mangio non è meno gustoso o variegato o nutriente di quel che mangiano loro. (Semmai è vero il contrario. Ma lasciamo perdere.) È semplicemente diverso da quel che mangiano loro. E gli abiti e le scarpe e i vari prodotti vegani che utilizzo non sono meno belli, meno comodi, meno utili degli altri. A questo punto, per chiudere il capitolo, sarebbe arrivato il momento di estrarre il vaffanculo di cui sopra, ma preferisco estrarre il sedano.

Il BasicSimpa. È il tipo che non resiste all’impulso di percularti. Del genere “tu sei vegano e io ho appena comprato il barbecue nuovo”. Oppure “i vegani sono assassini di piante di lattuga”. Oppure con il siparietto in cui fa muggire la bistecca nel piatto, muuuuu.
Ora: come si sarà capito, io ho una certa passione per la battuta di spirito. Ma sono anche molto esigente. L’umorismo è una cosa seria. Se vuoi sfottermi perché mangio insalate, accòmodati pure: sono prontissimo a farmi una risata, prima di risponderti come meriti. Però mi devi inchiodare a regola d’arte, con una signora battuta: di quelle che partono e arrivano, precise e taglienti, zac. E invece, ahimè, il livello generale dell’umorismo dei mangiasalami è da asilo Mariuccia.
Sgranocchio il sedano, va’.

Il Missionario. Il veganesimo è una scelta di vita. Di quelle toste, oltretutto. Ci si arriva, in genere, attraverso una vera e propria rivoluzione interiore, che passa per una presa di coscienza: animalista, ambientalista, salutista, spirituale, in un ordine di priorità e in una combinazione che varia da persona a persona. Si raccolgono informazioni, ci si educa, si evolve, si modificano le abitudini, si riorganizza la propria esistenza. Si vivono stati d’animo di ogni genere. E si combatte giorno dopo giorno per difendere quella causa.
Poi arriva lui: l’Apostolo del Giusto Vivere. In missione per conto del colesterolo. Che vuole convincerti con una chiacchierata che stai sbagliando tutto.
Un po’ come quei Testimoni di Geova che la domenica mattina, al citofono, quando tu sei a metà tra il caffè e la proverbiale – scrivendo con pardon – cagata, provano nientemeno che a convertirti al loro credo. E, in effetti, mentre quelli tuonano che l’Apocalisse è vicina tu, con i pantaloni già slacciati e un accenno di sudori freddi, non potresti essere più d’accordo.
Il Missionario è consapevole che la sua è una missione impossibile. Dev’essere per questo che le spara sempre così grosse. “Noi siamo la specie dominante e abbiamo il diritto di imprigionare, sfruttare, torturare, ammazzare, sterminare gli altri animali per le nostre necessità”. (Specie dominante in crudeltà e ignoranza, certo. E tu sei un deficiente.) “Senza carne non si può sopravvivere”. (Falso. Mi vedi?) “Senza latte, le tue ossa si indeboliscono e si rompono”. (Falso. Però sta succedendo alle mie palle, proprio adesso.) “Il nostro organismo è predisposto per un’alimentazione onnivora”. (Falso. Chiedilo al tuo cuore, alle arterie, al sangue, alle articolazioni, alla panza. E, già che ci sei, fai anche due parole con il colon.) “Ho letto su carnelatteuova.it che…”. (Sì, vabbè. Ciao.)
E così via. Con il Missionario non si può ragionare: egli lancia bombe ad cazzum, che esplodono in tre secondi, mentre servirebbero minuti e minuti, se non ore, per disinnescarle. Dal Missionario si può soltanto fuggire.
“Ehi, guarda: c’è un panino con la mortadella che vola!” E quando quello guarderà in su (perché è sicuro che guarderà in su), bisogna afferrare il sedano e scappare via più veloce che si può.

Infine, per fortuna, c’è anche lui: il TipoAPosto. Che mi fa cambiare idea su quel progettino di trasferirmi su Marte. In percentuali zerovirgola, ma esiste. Il TipoAPosto non condivide necessariamente la mia scelta. Ma la rispetta e non la giudica. (Capito? LA RISPETTA E NON LA GIUDICA!) Casomai, prova a capirla. E se anche non arriva a capirla, o a capirla del tutto, non per questo pensa che io sia un coglione. Voglio dire: io mica penso che Schrödinger fosse uno sbroccato soltanto perché non sono in grado di capire l’Equazione Fondamentale della Fisica Quantistica. Al TipoAPosto non si smonta la faccia se ordino una zuppa di verdure al ristorante. Non mi ignora, non mi sminuisce, non mi sfotte, non mi provoca, non mi insulta. Al contrario, non ha problemi a farci su una chiacchierata. Intanto perché ha capito quanto questa scelta sia importante per me. E poi perché, magari, l’argomento gli interessa pure: vuoi perché è una scelta ricca di implicazioni nient’altro che positive per lui e per noi tutti abitanti di questo meraviglioso Pianeta allo sfascio, vuoi perché è una novità, vuoi perché è un elemento di diversità e distinzione. Dà per scontato che io sappia badare alle mie proteine. Non pensa che io sia un triste masticatore di cibo al gusto cartone. Se compra un barbecue, non sente il bisogno di informarmi.
E ogni tanto, magari, può anche succedere che mi dica quelle magiche parole che, poco per volta, stanno facendo del mondo un posto un po’ migliore in cui vivere.
“I citofoni andrebbero staccati, la domenica mattina.”
No, non quelle parole.
“Sto pensando di diventare vegano anch’io”.
Oh sì!
Allora è a me che si smonta la faccia! Vieni qui, TipoAPosto! Lascia che ti abbracci! E via questo sedano, che mi ha rotto le palle: ci mangiamo una pizza?

Pizza vegana fatta in casa, con simil-mozzarella vegetale. (Praticamente indistinguibile dall’originale.)

~

[Immagine di testa dell’articolo: fotografia originale di Hasan Almasi su unsplash.com]

4 pensieri su “Sono Vegano E Nessuno Mi Vuole Bene

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