Orto On

Il mio orto si trova in una zona pre-montana, a un’altitudine di circa seicento metri, e non è riparato da una serra: per questo comincio sempre i lavori di coltivazione a primavera inoltrata. Quest’anno, a causa del freddo prolungato e delle piogge abbondanti, i lavori sono iniziati addirittura a primavera molto inoltrata, con un ritardo di almeno due settimane rispetto alla norma. Così sia. D’altra parte, tutto ciò che faccio lo faccio da sempre in ritardo. Almeno, stavolta, il ritardo non è dipeso da me.
E l’orto è comunque entrato in azione!

La preparazione del terreno è cominciata nella prima settimana di maggio, con le operazioni di vangatura, concimazione e livellamento delle zolle, nonché con lo scorticamento delle mie povere mani contro i manici della vanga, del tridente e del rastrello.

Nei giorni successivi ho acquistato semi e piantine: l’orto impacchettato.

Tengo a precisare che le tre (!) patate sono solo una rappresentanza simbolica: ne ho seminato in gran quantità in un altro terreno; queste si trovano qui solo per una questione affettiva.

Poi ho eseguito i trapianti e le semine.

Per quanto riguarda le semine, ho tenuto conto delle fasi lunari, come da lunga tradizione contadina che mi è stata tramandata e a cui mi piace adeguarmi. Quindi ho seminato in due riprese: patate e carote in luna vecchia, fagioli e fagiolini in luna nuova.

Ho anche piazzato i supporti di bambù, la rete anti-grandine e alcuni recipienti che serviranno per raccogliere sassi, erbacce, residui di potatura e simili.

Gli asparagi e le piante aromatiche sono abitué del luogo già dagli anni passati.

Infine ho messo in funzione un piccolo impianto di raccolta dell’acqua piovana per l’irrigazione, da me progettato: è costituito da una cisterna (recuperata), da un ombrello rovesciato, forato e fissato in corrispondenza del bocchettone superiore della cisterna, da un rubinetto e da un tubo di gomma.

Siccome l’acqua è preziosa, l’impianto è tenuto sotto stretta e costante sorveglianza da Milo.
Degno di nota è il colore dell’ombrello, che fa pendant con l’albero di prunus lì vicino: un tocco estetico di un certo pregio, mi pare.

Quante volte mi sono sentito dire: braccia rubate all’agricoltura… Bene: sono qui per restituirle!

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