R.I.P. Melanzane

L’orto fa registrare le prime vittime della stagione, cadute – è proprio il caso di dirlo – sul campo: si tratta di due piantine di melanzana della varietà tonda violetta.
“Erano melanzane tranquille, a modo, non ci avevano mai dato problemi”, direbbero di loro i vicini se mai Studio Aperto venisse qui a realizzare uno dei suoi terribili servizi strappalacrime. (Nel qual caso, mi augurerei che facesse la stessa fine delle piantine.)
Insomma, le melanzane sono andate, lasciando al loro posto due bei buconi e qualche foglia rinsecchita.

I casi sono due: o sono evase scavando un tunnel sotterraneo, o sono state divorate. Escluderei la prima ipotesi: non credo che avessero a disposizione delle pale e che, se anche fosse stato, potessero usarle, con quelle foglie che si ritrovavano al posto delle braccia.
Subito ho pensato alle talpe. Ed ho riversato sulla categoria una serie di parolazze che non ripeterò qui per evitare problemi con la censura. Basti sapere che, durante quelle dediche, tutt’intorno gli uccelli si alzavano in volo dagli alberi come se qualcuno sparasse delle fucilate. E Milo è andato a infilarsi nella sua cuccia con le orecchie per terra.

Quando poi, dopo sette/otto ore, ho recuperato un minimo di calma, ho capito che bisognava prendere provvedimenti al più presto, per evitare che ad altre piantine toccasse la stessa malaugurata sorte. Non avendo la minima idea di quali dovessero essere questi provvedimenti, ho chiesto consigli in giro. Ed ho capito che il mondo è pieno di pazzi furiosi.
“Catturale con una trappola che le stritola”. “Aspettale con un badile in mano e, quando sbucano, spatacchiale”. “Allagagli le gallerie”. “Soffocale con il gas”. “Avvelenale”. “Piazza delle cariche esplosive sotto terra e che muoia Sansone con tutti i Filistei”. (Per la cronaca, solo una di queste dritte è inventata.) Eccheccazzo! Neanche fossi Barack Obama che chiede ai suoi generali come stanare Bin Laden. (Tra l’altro, là i consigli devono essere stati più o meno gli stessi, a giudicare da com’è finita.)

Per coerenza con i princìpi in cui credo, ho deciso che non avrei fatto niente di tutto questo: voglio e devo avere rispetto per una creatura che, comunque sia, vive nel suo habitat. Dove io mi sono andato ad insediare, e non viceversa. Sia chiaro: vaffanculo all’ammazzamelanzane. Solo non voglio saperne di una sfida all’Ok corral.
Così ho deciso di informarmi. È questa la parolina magica, signore e signori. Sempre. Che si tratti di talpe nell’orto, di politica, di rapporti umani o del tostapane di casa.
Tanto per cominciare, con una semplice occhiata su Wikipedia ho scoperto che a divorarsi le mie piantine non poteva essere stata la talpa, la quale “si nutre di invertebrati che popolano il sottosuolo: lombrichi (80% della dieta), larve e insetti, lumache etc.”.
In diversi blog di orticoltura ho poi letto che, in casi come il mio, a papparsi le piantine sono piuttosto i topi, roditori onnivori, che sfruttano le tane scavate dalle talpe per raggiungere gli orti e scroccare un pasto.
Se avessi ascoltato gli amorevoli consigli che mi sono stati dati, avrei scatenato l’Apocalisse contro un esserino che neanche era il responsabile diretto del danno. Voglio dire: la differenza concettuale tra omicidio volontario e omicidio colposo è pur sempre valida anche se stiamo parlando di melanzane.
Infine ho trovato la soluzione che cercavo, che mi permette di allontanare talpe & company dal mio terreno senza per forza diventare un assassino: si chiama dissuasore sonico, comunemente detto scaccia talpe (alla faccia del politicamente corretto). Ho trovato parecchie recensioni positive da parte di chi lo aveva provato e l’ho subito acquistato su Ebay ad un prezzo contenuto. Dopo tre giorni il corriere me l’ha consegnato.

Si tratta di un picchetto che emette periodicamente un segnale acustico a bassa frequenza. In pratica, lo stesso principio di funzionamento di una suocera. Ad ogni modo, una volta piantato nel terreno (proprio quel che molti vorrebbero fare con la loro suocera), l’onda sonora genera una vibrazione, che viene percepita da questi animali come un segnale di pericolo e fa in modo che se ne stiano alla larga. Per di più, funziona a energia solare. Credo addirittura di aver visto Milo che ci collegava il rasoio elettrico, una di queste mattine, ma ammetto che potrei essermelo sognato.
Una volta piazzato nell’orto, il dissuasore dà anche quel tocco tecnologico, genere Ritorno Alla Natura 2.0, che non guasta.

All’incirca ogni trenta secondi emette un rumore, appena percettibile in superficie, simile al clacson di una vecchia Cinquecento. È lì da diversi giorni e, almeno fino ad ora, il problema non si è ripresentato. (E mentre lo scrivo mi gratto.)

Veniamo al lieto fine: ho già sostituito le piantine di melanzana scomparse con altre due della stessa varietà.

La vita va avanti.
E non solo: per qualche motivo che non mi so spiegare, la popolazione femminile dell’orto (melanzane, cipolle, carote, patate, insalata, zucche) sembra piuttosto ringalluzzita dopo l’arrivo dello strano aggeggio vibrante. Boh?

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7 thoughts on “R.I.P. Melanzane

    • ciao, ben trovato!
      se ti riferisci all’aggeggio-suocera in carne ed ossa, non ha prezzo (nel bene e nel male)… 😉
      se invece ti riferisci a quell’altro aggeggio, io l’ho pagato 14 euro + 7 euro di spese di spedizione.

  1. Hai dimenticato un’altra soluzione: procurarti un bel gattone, o perchè no..una bella gattina :-), che scorazzi nel cortile! “In natura” è il più efficace dissuasore de li ratti ^-^

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