Piovono Charlie

PIOVONO CHARLIEPiovono Charlie. Sono ovunque, ormai. Non si capisce più nulla.
– Ué, Alfonso, ciao.
– Io sono Charlie.
– Ah, scusi.
E ti allontani imbarazzato.
Poi ti volti e vedi quel tale Charlie che alza in aria una biro e ti fissa.
Acceleri il passo.
Eppure a me sembrava Alfonso – pensi.

Quando torni a casa, controlli su Facebook ed eccolo lì. È lui! Con quel suo diario – diplomaticamente parlando – un po’ così. E ieri, a quanto pare, Alfonso è davvero diventato Charlie. Si è davvero autoproclamato eroe. Allora metti mi piace, perché un mi piace non si nega a nessuno.

Ora è tutto chiaro. Anzi, no: non è chiaro per niente.
C’è giusto una mezza manciata di persone al mondo che possono permettersi di dire “Io sono Charlie”, perché il diritto di dirlo se lo sono guadagnato sul campo. E Alfonso non è uno di loro. Alfonso fa parte di quell’altro oceano di umanità assortita che, al massimo, può permettersi di dire “Io sono solo un povero stronzo ma sostengo Charlie”. Insomma: Alfonso è uno dei nostri.
Certo, Facebook & C. non sono enciclopedie. Magari la vita di Alfonso non è tutta lì, nelle frasi di Osho, nel mucchietto di articoli condivisi qua e là, nei selfie agli aperitivi, nei tramonti – sigh – su Instagram, nel video di quel suo rutto mitologico durato sette secondi netti nell’estate 2012. Magari c’è del resto e tu non lo sai. Magari Alfonso non è soltanto un Charlie conformista o opportunista o semplicemente ingenuo, chissà. Magari Alfonso collabora con organizzazioni umanitarie e lavora sotto copertura nell’antiterrorismo e scrive taglientissimi monologhi sulla libertà di espressione. E pubblica minchiate solo nel tempo libero, per sgasare. E quell’iosonocharlie è il supremo sussulto di una grande anima in pena. Magari stai prendendo per il culo un mito. Magari dovresti farti i cazzi tuoi.

Ti chiedo scusa, Alfonso.
E metto mi piace sul video di quel rutto, che è davvero superbo.

I.

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4 thoughts on “Piovono Charlie

  1. Trovo che sia un discorso piuttosto delicato. Satira o razzismo? La satira secondo me sfocia nel razzismo nel momento in cui chi legge si sente attaccato. Quando Berlusconi fece il famoso editto bulgaro, mise fuori gioco gente che non faceva giornalismo antiberlusconiano (almeno Biagi, su Santoro ho qualche riserva in più), ma giornalismo che lui non considerava a suo favore, quindi da abbattere.
    La satira è la stessa cosa: finchè fa ridere su cose che fanno ridere anche il lettore, è da leggere. Se diventa dissacrante (come la satira è realmente), si comincia a storcere il naso o addirittura si diventa aggressivi, fino all’estremo atto insensato.
    Ribadisco che non è facile affrontare l’argomento: io stesso sono molto combattuto se e cosa scrivere sul mio blog. Un pezzo ce lo avrei, ma non sono convinto, perchè si rischia di banalizzare o di dire fesserie. Al momento mi limito a leggere commenti e post di altri, poi vedrò. Per cui, per ora, grazie Ivo della riflessione.

    • Ciao Stefano, anch’io ho parecchi dubbi sul senso ultimo della satira. Tutti dubbi nuovi di zecca, peraltro, che prima dei fatti di Parigi non avevo. O, meglio, che non sapevo di avere. Da ciò che scrivi nel tuo commento, mi sembra di intuire che questi miei dubbi siano simili ai tuoi, nella sostanza. Certo è che, se qualcosa farò in merito, non sarà scriverne: il tema è davvero troppo complicato ed insidioso per i miei mezzi. Piuttosto, mi impegnerò a (ri)costruirmi un mio punto di vista accettabile sulla questione… e poi, al massimo, ne discuterò con gli amici davanti a una birra! 😉 Come già ho fatto notare nella risposta al commento di Adriano (commento che ti invito a leggere), in realtà in questo post mi sono limitato a contestare uno specifico esito della tragedia, senza voler entrare nel labirinto delle cause che l’hanno scatenata. Grazie a te per l’intervento!

  2. Prendo spunto da questo post per tentare un ragionamento approfondito (per quanto le mie capacità mentali lo consentano).
    Io non sarei mai stato Charlie…e credo che nemmeno Charlie avrebbe dovuto essere Charlie.

    Mi spiego: chi sarebbe disposto a morire per una vignetta satirica? Io sicuramente no e credo la stragrande maggioranza di tutti quelli che hanno detto/scritto “Io sono Charlie”.

    Ma trovo anche quasi “inutile” o addirittura “stupido” che i vignettisti di Charlie Hebdo siano morti per delle vignette. Un conto è la libertà di stampa e la libertà di espressione (legittime e sacrosante) ma che tipo di libertà è deridere una cultura o una religione? Quant’è sottile il limite tra satira e razzismo? E soprattutto: se sai che alcune persone non hanno il senso dell’umorismo e sono estremamente pericolose (al limite da uccidere per delle semplici vignette), perchè continuare a disegnare vignette che possono provocare i terroristi? Io credo che la satira sopravviva anche senza le vignette su Maometto: non mi sembra un baluardo della cultura occidentale da difendere con la vita! Puoi fare satira su qualsiasi altro argomento, sesso, morte, politici, religione cattolica (se la prendono anche loro ma non arrivano a tanto!).

    Quindi in conclusione trovo “inutile” tutto quello che è successo: sono morte persone innocenti per una presunta libertà di “derisione” (più che di espressione), ora siamo più liberi di prima?

    • Condivido in pieno il tuo ragionamento, Adriano: non avrei saputo esprimerlo meglio. In un certo senso, hai completato il mio discorso: tu analizzi le premesse di questa atrocità, mentre io ne contesto uno degli esiti…

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